Visita lampo, in Trentino, di Massimiliano Giansanti, del presidente nazionale di Confagricoltura.

Visita lampo, in Trentino, di Massimiliano Giansanti, presidente nazionale di Confagricoltura.

Ha incontrato imprenditori agricoli, visitato alcune aziende, conosciuto ricercatori scientifici e pure la neo assessora provinciale all’Agricoltura Giulia Zanotelli. Ribadito l’impegno di Confagricoltura per una nuova strategia di crescita.

Tra le mele della val di Non custodite nelle speciali celle ipogee, poi nei laboratori della Fondazione Mach e una breve visita nelle cantine Ferrari, dove nascono milioni di bottiglie di Trento DOC. Massimiliano Giansanti ha visitato alcune rappresentative realtà imprenditoriali del Trentino, deciso – come ha ribadito in una conferenza stampa – a privilegiare l’incontro diretto con gli operatori del settore piuttosto che convegni programmati in ambiti prettamente istituzionali. ‘ Ascoltare direttamente gli agricoltori, per conoscere le loro richieste, i problemi che devono risolvere le imprese, per consentire a Confagricoltura un confronto serrato con le istituzioni’. Affermazione subito indirizzata a Giulia Zanotelli, neo assessore provinciale all’Agricoltura, presente all’incontro, sua prima partecipazione in veste di massimo rappresentante politico provinciale del comparto agricolo. Uno scambio formale d’opinioni, ha sottolineato la Zanotelli, in attesa di specifici provvedimenti della giunta Fugatti.

Visita trentina da tempo programmata, fortemente voluta dai dirigenti locali di Confagricoltura, dal coordinatore Diego Coller, assieme a vari esponenti delle categorie imprenditoriali, florovivaisti, troticoltori, imprese vitivinicole.

Il presidente Giansanti ha ribadito – nel breve incontro con la stampa – l’urgenza che si torni a parlare veramente di agricoltura, progettando strategie, per guardare con una giusta prospettiva il futuro. “Parlano tutti di food, di cibo a tutto spiano, tranne valorizzare il lavoro degli agricoltori. Noi stessi dobbiamo parlare e far parlare di noi molto di più. Abbiamo di fondo una necessità: puntare ad una strategia di crescita, di rafforzamento. Perché l’agroalimentare è il comparto leader nell’economia nazionale. Dobbiamo avere un progetto di crescita stabile e duraturo”. Una visione che – sempre per Massimiliano Giansanti – deve coinvolgere sempre più la tutela ambientale, per dare un valore aggiunto, creare occupazione e dare reddito. Pronti a reggere la sfida della globalizzazione, chiedendo la stabilizzazione del reddito agricolo, combattendo frodi al vero Made in Italy. Difendendo i consumi domestici (che sono in calo) per superare certi imposizioni della “grande distribuzione”, che costringe le imprese a subire i prezzi.

Superare la burocrazia che incombe sulle aziende. “Bisogna fare leggi semplici. Ne abbiamo troppe, un carico che crea problemi. Burocrazia che ci obbliga a passare un giorno su tre solo sulle carte, distraendo forza alle colture”.

Intervenire poi sui protocolli per elevare la qualità, rispettando l’habitat. Ecco allora la questione legata ad un provvedimento europeo che impedisce di superare i 4 chilogrammi di solfato di rame da spargere su ogni ettaro – per difendere le piante in maniera ecosostenibile. Rame -la cosiddetta ‘poltiglia bordolese’- indispensabile per l’agricoltura biologica; solfato di rame che viene prodotto da Manica, a Rovereto, dall’azienda leader a livello internazionale. Ridurne drasticamente l’uso rende problematica se non impossibile ogni coltura che bandisce la chimica più estrema o l’uso di anticrittogamici di sintesi, quelli che compromettono equilibri ecologici e di salubrità.

“Abbiamo bisogno di andare in campagna, di essere sempre più competitivi” – ha detto ancora il Presidente di Confagricoltura, supportato dal Presidente Cinzia Cainelli e dal Coordinatore trentino Diego Coller e dai vertici dei florovivaisti, pure dei mielicoltori oltre che del settore assicurativo e dai dirigenti dell’assessorato provinciale.

Realtà trentine che potrebbero essere esempio per tutto il comparto nazionale. Anche in un periodo difficile, causato principalmente dai danni ambientali dalla recente catastrofe causata dal maltempo.

“Le Dolomiti sono state devastate. Il nostro impegno sarà preciso e pressante. Si dovrà decider su come operare il reimpianto, ma soprattutto dobbiamo interrogarci sui cambiamenti climatici. Non possiamo far finta che nulla sia successo. Rischiamo di dover affrontare ulteriormente i danni appena causati da vento e acqua. Dobbiamo fare prevenzione, assolutamente”.

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